Pubblichiamo di seguito il documento elaborato dalla Segreteria FLC CGIL della Sardegna su Dimensionamento e politiche sindacali riguardanti la regione Sardegna

Il varo del piano di dimensionamento Regionale 2020/21, del quale l’Assessore Biancareddu ha voluto diffondere mediaticamente il suo personale riassunto, propone, all’apparenza, novità e conferme rispetto al passato nell’atteggiamento della politica regionale sulla scuola sarda.

La novità è la sostanziale mancanza dell’accanimento nella chiusura di punti di erogazione del servizio scolastico che, invece, ha caratterizzato il dimensionamento regionale degli ultimi due decenni che ha comportato una drastica riduzione delle autonomie scolastiche sarde e dei loro organici e, viceversa, ha incrementato il numero delle pluriclassi e la dispersione scolastica, assecondando e favorendo la desertificazione culturale, sociale ed economica di vaste aree della Sardegna. Ma questa novità non si esprime con valenza positiva, anzi è sintomo di passività e di mancanza di proposte.

È un giudizio che viene confermato dalla ferma volontà della Regione di rifiutare il confronto con il mondo sociale e professionale della scuola, nonché dall’indifferenza politica che ha accompagnato una azione, il dimensionamento, che, pur essendo di natura amministrativa, determina profonde conseguenze sulla qualità dell’offerta formativa.

In definitiva, si ripropone il rifiuto storico della RAS di affrontare una seria e responsabile riflessione sul ruolo della conoscenza nei processi di sviluppo complessivo della Sardegna.

Si ignora il dovere, prima di tutto politico e solo dopo amministrativo, di ragionare su come realizzare in Sardegna una scuola in sintonia con il modello delineato dalla Costituzione, che chiede al settore pubblico di occuparsi in prima persona della funzione dell’istruzione quale motore di uguaglianza, crescita sociale e di sviluppo, lasciando al settore privato la libertà di operare senza oneri per lo stato.

La situazione sociodemografica della Sardegna, invece di essere stimolo di una progettualità politica alta e innovativa sulla scuola e sulla conoscenza, paradossalmente, produce, nel meglio che riesce a dare la classe

dirigente politica e amministrativa, la difesa passiva di un esistente preoccupante che, evidentemente, non può che rimandare il problema all’immediato futuro.

La scuola sarda merita di più: merita più autonomie scolastiche, più organici, più sostegno e inclusività scolastica, più tempo scuola, più spazi educativi e architetture scolastiche radicalmente diverse da quelle esistenti. E infatti non è (solo) questione quantitativa, ma anzi principalmente qualitativa.

Riteniamo che si debba superare la finalità economico finanziaria del dimensionamento scolastico, predisposto esclusivamente per tagliare costi e non certo per dare risposte alle comunità e ai territori. Si deve affrontare il tema identitario del riconoscimento della tutela per le minoranze linguistiche in ambito scolastico, risolvendo definitivamente la lacuna causata dall’assenza di esplicito riferimento, nella normativa regionale, dell’appartenenza della popolazione che vive in Sardegna alle minoranze linguistiche sarda e catalana. Si deve guardare senza timore alle problematiche dell’analfabetismo funzionale e di ritorno, attraverso un processo che definisca strumenti che rendano effettivo il diritto all’istruzione degli adulti. Si deve analizzare in chiave politica, e agire senza pregiudizi sul tema dell’inclusione scolastica e sociale delle comunità migranti. Si deve ancora ragionare, al di là del semplice intervento economico, per arrivare alla pratica di un concreto diritto allo studio. Si deve fermare ed invertire l’ormai emergenziale progressione della dispersione scolastica.

A questo proposito, la partenza della nuova annualità di Tutti a Iscol@ ripropone tutte le perplessità sulla sua validità ed efficacia. Pur considerando che si tratta della prima e unica azione pubblica di intervento organizzato a contrasto della dispersione scolastica in Sardegna, si deve rilevare, con un certo sconcerto, che questo progetto, cui non mancano caratteristiche apprezzabili percettivamente, non ha però mai subito un processo rigoroso di analisi, verifica e validazione delle sue linee fondanti e della loro applicazione specifica, per altro in presenza di dati statistici che indicano una ulteriore crescita del fenomeno dispersivo. È del tutto evidente che un progetto cosi articolato, dagli obiettivi ambiziosi, oltre che dai costi pubblici elevati, non possa essere riproposto continuativamente senza una verifica seria della sua valenza metodologica, della sua efficacia, senza una messa a punto dei suoi assetti operativi, di quello che sta funzionando e di quello che non sta producendo alcun effetto.

In tema di istruzione, la Regione si è dotata di un Osservatorio interistituzionale costituito presso l’Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, ma della sua esistenza, funzione e funzionalità nessuno può ragionevolmente dirsi certo, in ragione della estrema rarefazione della sua convocazione e dell’assenza di produzione di dati elaborativi. Venga immediatamente attivato e siano inserite al suo interno le organizzazioni rappresentative della conoscenza in Sardegna. La FLC CGIL sarda ritiene che non sia più possibile rinviare la discussione e percorrere nuove strade per trovare soluzioni adeguate su questi temi, Per questo chiediamo che l’Assessorato regionale esca finalmente dall’isolamento e dal torpore profondo in cui giace e si confronti con la realtà scolastica sarda, sulla dispersione, sul sostegno e sulle altre numerose tematiche che producono ricadute pesantissime sullo sviluppo sociale ed economico della Sardegna

Documento del 10 febbraio 2020