Comunicato stampa del Segretario generale della FLC CGIL Sardegna Emanuele Usai 3 Marzo 2021

Il transito della Sardegna nella fascia “bianca” di rischio Covid potrebbe trarre in inganno sull’evoluzione della pandemia e indurre a un ottimismo perfino pericoloso. A questo risultato sicuramente positivo hanno concorso principalmente i comportamenti prudenti e attivi di tutti i cittadini sardi e le misure di tracciamento e di intervento tempestivo dei tanti lavoratori della sanità. Ma un ruolo fondamentale, tenendo presente che oltre 200.000 sardi, studenti e lavoratori del settore, ogni giorno frequentano gli edifici scolastici di ogni ordine e grado, l’ha avuto la Scuola sarda (non in senso indeterminato ma proprio tutte le persone in carne ed ossa che ogni giorno ci lavorano) con una attenzione preziosa ed efficace nei comportamenti, nel monitoraggio e rilevamento di ogni presenza del virus al suo interno e con tempestive
misure di isolamento e riduzione del rischio. Proprio a dimostrare questo ruolo centrale della Scuola nel contrasto del virus in questi ultimi dieci giorni, si sono manifestate le chiusure di tutte le scuole di molti comuni sardi: Bono, La Maddalena, Budoni, San Teodoro, Capoterra.

Nonostante ciò, dalle autorità preposte ancora non giunge alcuna notizia sulla partenza del piano di somministrazione del vaccino anti Covid al personale scolastico. Nel cronoprogramma del Piano di vaccinazione regionale, da marzo e fino a tutto aprile per il personale docente e non docente dovrebbe essere disponibile un numero sufficiente di dosi per programmare la copertura vaccinale dei lavoratori della scuola.
Si deve rilevare che Regione Sardegna e USR Sardegna non hanno garantito alcuna informazione in merito al rilevamento delle infezioni Covid in ambiente scolastico mostrando un sensibile ritardo rispetto ad altre regioni italiane che hanno già incominciato a somministrare il vaccino anti Covid al personale scolastico. È di oggi la notizia giornalistica che l‘Università di Sassari ha predisposto il piano vaccinale dei propri dipendenti ottenendo evidentemente la disponibilità dei vaccini da somministrare mentre per le istituzioni scolastiche ancora nulla è dato sapere. Evidentemente non si tratta di una competizione tra università e scuola, anche per i numeri profondamente differenti tra i due settori, ma come è possibile che per l’istruzione non sia stata valutata attentamente un’azione integrata e coordinata che consentisse un approccio operativo per priorità.

Né dati analitici, né visione prospettica né, tantomeno, adeguata programmazione dell’azione di tutela
della sicurezza dei lavoratori. Nessuna valutazione di rischio che abbia definito priorità per quel personale
che da settembre scorso ha garantito la scuola in presenza ai bambini e ai ragazzi sardi, neppure per coloro
che, come ad esempio nella scuola dell’infanzia, lavorano senza neppur l’impiego delle mascherine. E intanto il personale della scuola e gli alunni permangono in un rischio contagio che potrebbe vanificare gli sforzi e i sacrifici fatti finora e determinare una ripresa dell’infezione, il malaugurato ritorno nelle fasce colorate, alla didattica a distanza massiva, a condizioni deteriori, non solo per la didattica ma anche per gli aspetti psico-socio relazionali indispensabili nel rapporto didattico educativo.
Chiediamo che l’Assessorato alla pubblica istruzione e l’USR MI Sardegna finalmente manifestino comportamenti coerenti con l’importante funzione pubblica che devono ricoprire. Chiediamo l’apertura di un incontro di confronto informativo urgente con l’assessore regionale all’istruzione e la Regione Sardegna, e la garanzia della definizione di protocolli adeguati a dare risposte sulle modalità e sulla tempistica del piano vaccinale, per evitare ulteriori pregiudizi di compromissione per il prosieguo e la conclusione di un anno scolastico fin troppo travagliato.