Emanuele Usai Segretario Generale della FLC CGIL della Sardegna

dal sito FLC CGIL Sardegna

Nell’attuale contesto di profonda incertezza e angoscia determinato dalla situazione di emergenza, decine di Dirigenti scolastici, rilevando la gravità della situazione di fronte alla necessità di un ripensamento della didattica e dell’organizzazione, hanno tempestivamente avviato il confronto con le RSU e le OO. SS. territoriali per concordare prassi, tempi e modalità di gestione dell’emergenza.

Abbiamo apprezzato tale atteggiamento, nella convinzione che il confronto e la collaborazione fra le parti, come prescritto dalla vigente normativa, possa contribuire a generare scelte opportune e adeguate, al tempo stesso efficaci e rispettose dei diritti dei lavoratori tutti, dirigenti compresi.

Alcune note ministeriali e alcuni dirigenti scolastici sono invece andati in una direzione opposta travalicando le norme e la collegialità Noi crediamo che lo stato di emergenza non possa generare la cancellazione di ogni regola perché ciò determinerebbe la cancellazione di ogni garanzia e tutela del personale tutto, degli alunni e delle famiglie.

Si muove dalle norme e, passando per l’applicazione delle stesse, insieme si cercano e si adottano scelte congruenti. Attualmente il rischio di confondere la necessità della prosecuzione delle attività con l’obbligo di adottare pratiche formali, quali che siano, prive di effettive ricadute didattiche è fortissimo.

Nelle scuole non vi sono ausili, supporti e strumentazioni adeguati a disposizione dei lavoratori e ancor meno degli alunni e delle famiglie. Il ritardo infrastrutturale delle reti telematiche sarde è drammatico e la “didattica digitale” rischia di amplificare ulteriormente la potenzialità di discriminazione e di segregazione insita nella scuola come purtroppo testimonia il 28% di dispersione scolastica

Con la cosiddetta didattica a distanza, si opera ogni giorno al massimo dell’impegno anche lavorando oltre i propri orari di servizio, senza riuscire a raggiungere proprio coloro che ne avrebbero maggiormente bisogno ed a fronte di risultati poco soddisfacenti.

Anche perché la didattica a distanza è una derivazione forzosa dello stato di emergenza. Forse una delle poche possibili in questa situazione ma che di fatto non si adatta al contesto reale e non risponde alle esigenze degli alunni e delle famiglie. La didattica, quella vera, si basa sulla relazione interpersonale, ben lontana da questo tipo di mediazione tecnologica.

Occorrerebbero organici adeguati, infrastrutture e strumentazioni idonee, supporti tecnologici utilizzabili da tutti, una politica statale che attraverso una visione prospettica della scuola, nel riconoscimento fattuale del ruolo fondamentale della stessa, operi per attrezzarla perché l’emergenza non divenga catastrofe relazionale e didattica.

Da più di un ventennio la scuola è depauperata dei suoi elementi fondanti mentre un vortice di adempimenti burocratici e sub didattici, spesso vessatori, incombono sui dirigenti, sul personale ATA ed i docenti.

Si opera spesso travalicando regole e trascurando, maioris causa, la realtà delle cose, in una solitudine professionale intollerabile.  

Le emergenze si susseguono una dopo l’altra senza lasciare il tempo di prepararsi a quelle che davvero sono tali. Come quest’ultima. Che ci ha colto profondamente impreparati in tutti i sensi ed in tutti i campi.

Noi siamo al servizio della comunità scolastica, cui offriamo tutta la nostra diponibilità, con la forte convinzione e volontà di sostenerla in un momento delicatissimo in cui, molto dell’operato della scuola, è affidato solo ed esclusivamente alla buona volontà, all’impegno e alla professionalità di tutti i profili professionali che vi operano. Questo isolamento è iniquo ed ingiusto, soprattutto nei confronti della società stessa.

La scuola, quella che noi crediamo sia luogo di crescita democratica e plurale, ha bisogno di ispirare la propria azione ai principi della solidarietà e della cooperazione, della democrazia, dell’uguaglianza. I principi cardine della Repubblica e della Costituzione Italiana.

Per questo crediamo che i toni imperativi e perfino arroganti, come quelli usati dall’Associazione nazionale Presidi nel comunicato di qualche giorno fa, finalizzato solo a screditare i sindacati rei di aver chiesto unitariamente il ritiro della nota MIUR prot. 388, travalichino le norme ed eludano i più importanti principi fondanti la scuola italiana. Una posizione, ben oltre la valorizzazione professionale di una professione complessa e delicata, che fonda le sue motivazioni nella autoritaria e non abbandonata visione del dirigente scolastico, al di fuori e superiore alla comunità scolastica. Un retaggio che affonda le sue radici nell’impalcatura della L. 107/2015, che speravamo superata e che ritrova, invece, nuova forza anche per la presenza ai vertici del Ministero dell’Istruzione di alcuni degli estensori di quella norma sciagurata.

Per questi motivi, noi continueremo sempre ad auspicare e sostenere con equilibrio e serietà il dialogo aperto e costruttivo con tutte le parti, sperando di convincere anche quelli che questo dialogo evidentemente lo vorrebbero definitivamente eliminare, cancellando al contempo anche la democrazia e tutto ciò che la rappresenta. Non è questo quello che noi auspichiamo e non è questo di cui necessita il nostro paese, tantomeno in questo momento.