Scuola Digitale… Piano Regionale di Intervento…. esiti incontro con Assessore Regionale della Pubblica Istruzione…

Nell’incontro dell’11 maggio con l’Assessore Regionale della Pubblica Istruzione, che aveva all’o. del g. soltanto una informativa su il “Progetto Scuola Digitale” non abbiamo certo mancato di porre all’attenzione dello stesso Assessore i problemi relativi all’Edilizia Scolastica, al Dimensionamento, ai tagli di organico, al precariato della scuola, alle proposte di riforme regionali ….

Rispetto a queste problematiche, che giudichiamo prioritarie, abbiamo chiesto che il confronto prosegua.

Gli chiederemo ad esempio, udite le affermazioni dell’Assessore di insoddisfazione per il trattamento della Sardegna da parte del Ministero, come giudica invece i risultati ottenuti dalla Regione Lombardia che ha ottenuto un bonus (elettorale?) di organico di 400 posti aggiuntivi.

Riteniamo che in assenza di risposte positive sulle problematiche dianzi accennate ne risulti seriamente compromesso anche l’innovativo progetto di scuola digitalizzata.

 

OLtre a SCUOLA DIGITALE l’Assessore ha presentato il PIANO REGIONALE di INTERVENTI ai sensi della L. Finanziaria Regionale 2011, del quale parleremo alla fine.
 

 

In ordine al Progetto di scuola digitale è opportuno fare qualche riflessione

 

SCUOLA DIGITALE

In primo luogo ci piacerebbe sapere che relazioni e integrazioni concrete corrono tra il “Progetto Scuola Digitale” della Regione Sardegna, di cui alla Del. Reg. n 52/9 del 2009, che vale 125 ML di €, e le, ormai, molte azioni nazionali.
Ad esempio il “Piano e-Gov 2012”, contenente l’azione di digitalizzazione e diffusione dell’ICT (organizzazione e comunicazione digitale).

Molte delle azioni sono previste in entrambi i progetti e c’è il rischio di duplicazioni, di sperpero di risorse, di utilizzo di risorse regionali al posto di quelle statali.

Con il Piano del Governo il 75% delle Scuole isolane è già dotato di Lavagne Interattive Multimediali (LIM), il 65% usa la PEC (Posta Elettronica Certificata), circa 65 Scuole (il 16%) sono registrate al Portale “Scuola Mia”, che consente alle scuole di erogare servizi alle famiglie come pagelle on-line, assenze alunni via SMS, prenotazione colloqui con docenti e richieste certificati, registri elettronici, iscrizioni e pagamenti online … Il Portale “Innovascuola” offre alla comunità scolastica contenuti multimediali per la didattica.
Ora parte l’Operazione governativa "Scuole in WIFI" per dotare, in primis, gli istituti aderenti al progetto ScuolaMia di un access point gratuito per la didattica (utile anche per l’utilizzo delle oltre 30.000 LIM già installate nelle classi italiane).

Ultimo, in ordine di tempo, il “Patto per la Scuol@ 2.0”, col quale si intende proseguire il percorso di innovazione didattica e di trasformazione degli ambienti di apprendimento attraverso l’utilizzo delle tecnologie della informazione e della comunicazione avviato con il Piano Nazionale Scuola Digitale.

Infine, in molte scuole isolane esiste, inutilizzata, la strumentazione dei mai decollati “Laboratori M@rte (“Moduli di Apprendimento su Rete Tecno-Educativa”): un progetto, evolutosi in Campus, per l’attivazione nelle scuole secondarie di 1° e 2° grado della Sardegna di 611 aule informatiche dotate di dodici stazioni di lavoro, per un totale di 543 scuole di ogni ordine e grado collegate in rete. Il progetto Conoscere (Portale) mette a disposizione degli utenti le risorse utili per promuovere l’interattività.

M@rte, Campus, Conoscere, che contengono molte delle idee e dei contenuti di “Scuola Digitale”, sono costati molte risorse (inizialmente 80 MD di vecchie Lire). Quanto è riutilizzabile? Quali risultati hanno raggiunto? Sull’innovazione tecnologica corrono ciclicamente fiumi di danaro, senza che mai sia dato fare il punto.

Il Progetto di Scuola Digitale è imponente certamente nei numeri: 125 ML di €, 9676 LIM (una per aula), 5500 punti rete, 1000 Docenti Formatori, 17.873 docenti in formazione, 186.762 NetPC (uno per studente), 100 punti ordinanti (scuole capofila che gestirebbero appalti dell’ordine di 240.000 €). In campo azioni di infrastrutturazione, di formazione, di predisposizione di contenuti e materiali didattici digitali …

Però … Leggendo il Progetto ci viene qualche dubbio ….

Principia il Progetto sostenendo che…
“…l’aumento anche notevole, in quasi tutti gli Stati più ricchi, della spesa destinata all’istruzione si accompagna al fallimento nell’impresa di migliorare il sistema …”
Quel “quasi” consente di ricordare che in Italia, au contraire, si assiste alla riduzione della spesa per l’istruzione … Sarà che il Ministro, “leggendo” fra le righe e inferendo in maniera automatica, avrà dedotto che il miglioramento del sistema si ottiene abbassando il livello di spesa? Ahinoi! …

Di poi si prosegue parlando di “…ripensamento di orari di insegnamento, di insegnanti virtuali e tutori, di edifici polivalenti a spazi multipli, di struttura di aule e di arredamento scolastico, di importanza di luce, di colori, di spazi appartati, aperti…”

Si parla di “…nuova concezione e nuovi luoghi di apprendimento che un tempo si chiamavano scuole, di trasformazioni di classi, di apprendimento in piccoli gruppi, di gruppi flessibili, di nuova valutazione … di migliorare l’immagine degli insegnanti, di mutazione in futuri professionisti dell’apprendimento …”

Fa riferimento il Progetto ai “…lavori di gruppo, alle esperienze nelle discipline sperimentali, alle classi aperte, agli insegnanti in contemporaneità, ai gruppi di livello, alle possibilità e alle buone flessibilità offerte dalla Autonomia scolastica, alla libertà progettuale che consente di incrociare tempo e spazio saldandoli in una nuova unità organizzativa: il <<cronotopo>>…
Superare l’aula, puro contenitore fisico, e la classe, semplice entità organizzativa, per creare un ambiente didattico come spazio di apprendimento …”

Infine: “…l’ambiente di apprendimento è un’aula potenziata ed arricchita con le opportunità offerte dalle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) per ottenere la realtà aumentata…”
Ecco il “brodo di coltura” della scuola digitale …

Sommessamente qualche domandina …

E’ consapevole l’estensore del Progetto della situazione in cui versa la scuola italiana e quella sarda in particolare, che, secondo la Regione, sarebbe destinata a diventare avanguardia nazionale nel campo dell’innovazione tecnologica?…

Sul versante della edilizia scolastica.

Il Rapporto Ecosistema Scuola 2010 sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi di Legambiente ci dice che ben oltre il 30% degli edifici scolatici isolani, con percentuali decisamente più consistenti rispetto al Centro e al Nord, necessita di interventi urgenti, nonostante una percentuale più alta di costruzioni recenti. Il 37% degli edifici è stato costruito prima del 1974, il 33% tra il 1974 e il 1990, il 29% dopo il 1990: a dimostrare una tardiva scolarizzazione di massa rispetto ad altre parti d’Italia. Ciò è spiegabile sia con la scadente qualità dei recenti manufatti che con il diverso approccio politico-amministrativo nella gestione complessiva dell’edilizia scolastica: radi interventi, con costo medio per edificio molto inferiore a quello del centro-nord, di manutenzione ordinaria e straordinaria: appena il 7% negli ultimi 5 anni. Sottolineiamo anche il dato di una media tra le più basse per quanto riguarda gli investimenti nel settore.
Nella graduatoria del LIVELLO QUALITA’ EDILIZIA, compresa la relativa attenzione al problema, siamo nella fascia più bassa. Solo lo 0,61% degli edifici utilizzano fonti rinnovabili: per essere la terra dell’eolico non c’è male! Ben il 15,76% è in situazione di rischio ambientale, per la vicinanza ad emittenti o a fonti di inquinamento acustico.
Soltanto il 50% delle scuole gode di un servizio di Scuola-bus, il 56% delle scuole non hanno strutture sportive.
Il 55% delle scuole sono prive di scale di sicurezza, il 62,9% non ha il certificato di collaudo statico e il 69% non ha quello di prevenzione incendi, il 30% difetta dei requisiti di accessibilità.

Ebbene, come ciò si concili con la concettualizzazione dei “… nuovi luoghi di apprendimento che un tempo si chiamavano scuole…” è un mistero, specie se questi ultimi sono necessari per l’implementazione della scuola digitale …

Servirebbero molte risorse per far fronte ai problemi dell’edilizia scolastica in Sardegna e non se ne vede l’ombra …
 

Organici e dimensionamento delle scuole.

La costante emorragia di risorse consegna un sistema scolastico esangue e fortemente in difficoltà: tagli di scuole, di organici, di tempo scolastico e di offerta formativa, di risorse finanziarie.
In poco più di un decennio la risorsa di organico docenti, di classi e sezioni si è ridotta di circa il 20% con l’azzeramento di tutte quelle forme di arricchimento dell’offerta formativa, in ordine alle quali misuriamo significative differenze col Centro-Nord.
A fronte di una crescita significativa del numero degli alunni disabili, circa il 10%, a dimostrazione della capacità di accoglienza della scuola pubblica, si registra un risibile incremento della percentuale di personale di sostegno e il sempre più necessario ricorso alle sedi giurisdizionali.
E’ opportuno ricordare che il fenomeno del pendolarismo degli alunni, indicativo di assenza di scuole e insegnanti nel proprio comune, si basa sul 13,55% di Comuni sardi privi della scuola dell’infanzia (proprio così), sull’11,45% privi di scuole elementari, sul 15,21% senza scuole medie e sul 71% di comuni privi delle scuole secondarie di II° grado.
Cosa tutto questo significhi per intere zone della Sardegna in termini di spopolamento e immiserimento, specie delle zone interne, è facile comprendere.
Va ricordato che per troppi alunni il diritto al’istruzione viene garantito con il ricorso a modelli organizzativo-didattici più propri da alfabetizzazione di terzo mondo: le pluriclassi in cui stipare numeri anche considerevoli di alunni dai 6 agli 11 anni.
Per il 2011-2012 è in corso l’ulteriore mattanza del taglio di 670 docenti e altrettanti A.T.A. con percentuali tra le più alte in Italia.
Sul dimensionamento della rete scolastica, ovvero gli attuali “punti di erogazione del servizio” corrispondenti a 1617 edifici scolastici e le ormai 370 Presidenze, ridottisi rispettivamente del 7% e del 13%, segnaliamo, oltre al pasticcio di oggi,  che nei prossimi anni, con l’applicazione dei parametri ministeriali, sono a rischio di chiusura 300 edifici scolastici, considerati semivuoti, e 225 autonomie scolastiche di quelle esistenti, in quanto costituite con meno di 500 alunni.

Dunque, ill Tempo Pieno è sparito nella sua connotazione didattico e pedagogica, la contemporaneità è un ricordo, il tempo scolastico ridotto all’osso, ogni discorso di progettazione flessibile di risorse impossibile, risorse finanziarie e strumentali sempre più insufficienti, una autonomia scolastica ridotta a larva di se stessa, anche per le pulsioni di nuova centralizzazione ministeriale, classi sempre più numerose e ingovernabili, riduzione verticale delle risorse per l’ordinario e quotidiano funzionamento … Sono saltate persino le azioni regionali a sostegno delle autonomie scolastiche …

Ebbene come ciò si concili con le “… possibilità e le buone flessibilità offerte dalla Autonomia scolastica, con la libertà progettuale…” è un mistero, specie se sono necessari per l’implementazione della scuola digitale ….

Sul versante della professionalità insegnante assistiamo alla consistente riduzione delle risorse contrattuali del Fondo della Istituzione Scolastica, al blocco della contrattazione per i futuri tre anni, all’umiliazione delle sperimentazioni demenziali ministeriali sulla valutazione dei docenti e delle scuole (fallite in ogni dove e senza speranza), alle più che discutibili valutazioni INVALSI …

E che dire delle affermazioni che tout court definiscono gli insegnanti come “fannulloni”, o dei disegni di legge che prevedono la sospensione per “almeno tre mesi “dei docenti responsabili di effettuare “propaganda politica o ideologica” nella scuola, o delle affermazioni che parlano di “insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori".

Questo per rispondere alla operazione di miglioramento della “… immagine degli insegnanti…” o all’auspicio di mutazione degli stessi in futuri professionisti dell’apprendimento …

Anche queste cose … necessarie per l’implementazione della scuola digitale ….

Dispersione scolastica.

La situazione sarda è estremamente preoccupante in ordine ai tassi di dispersione scolastica e formativa, di scolarizzazione superiore o universitaria, di adulti nella formazione, come confermato dal 17° Rapporto 2010 del Crenos.
E’ ancor più allarmante a ricordare gli Obiettivi di Lisbona (2010) che prevedono un Tasso di Scolarizzazione Superiore pari all’85%, un Tasso di Abbandono Prematuro degli Studi pari al 10%, un 12,5% di Adulti in Apprendimento Permanente e un aumento del 15% di laureati.
Dal “Focus in breve sull’istruzione” del MIUR del giugno 2010 (a.s. 2008/2009) risulta che negli ultimi anni in Sardegna si è ridotto il numero degli ammessi agli esami di stato delle scuole secondarie di II° grado: 88,4% su una media nazionale del 94,9%, il peggiore in tutto il meridione. I diplomati sono pari al 96,8%, penultima posizione in tutto il meridione e sotto di un punto circa rispetto alla media nazionale.
Il Crenos parla di un aumento della dispersione scolastica dal 2007 al 2008, in controtendenza rispetto alla diminuzione della stessa in Italia e in Europa.
Il Rapporto Telefono Azzurro/Eurispes “Bambini e adolescenti in Italia: un quadro degli ultimi 10 anni”, presentato a Roma il 24 giugno scorso, richiama il tasso di dispersione scolastica nel Meridione, che è del 23,8%, nel 2008, su una media nazionale del 17,98%.
L’Annuario Statistico Italiano 2009 fornisce per la Sardegna le seguenti percentuali: 8,4% di laureati a fronte del 10,7% nazionale e del 9,1% per il mezzogiorno; 25,8% di diplomati su 27,3% nazionale e 26,5% del mezzogiorno; 37,4% con licenza media su 31,6% nazionale e 33,9 % del meridione. Nel 2007/2008 l’A.S.I. segnala un tasso di passaggio dalla scuola secondaria di II° grado del 62,9%, a fronte di un 65,7% nazionale e di un 64,6% del mezzogiorno.
Dai risultati OCSE-PISA sulle conoscenze degli studenti, sulle abilità e competenze in lettura, matematica e scienze per i paesi OCSE, emerge che le carenze si concentrano nelle regioni del sud e nelle isole.
Anche l’analisi della Rivista Congiuntura Lavoro dell’Agenzia Regionale per il Lavoro non é dissimile.
Questi sono i numeri del “disastro Sardegna”, frutto per grande parte delle miopi politiche pubbliche nazionali e regionali fatte di disimpegno e abbandono degli elementi strutturali del settore pubblico della istruzione e della formazione, di drastica riduzione e taglio delle risorse per scuola, università e ricerca pubbliche e del contemporaneo dispendio di risorse per i settori privati della istruzione e formazione.

C’è qualcuno che vuole affermare che tali risultati siano di fatto addebitabili alla dequalificazione professionale, alla cattiva didattica? Davvero a questo disastro si vuole far fronte semplicemente con il progetto Scuola Digitale, “il rinnovamento della didattica … i nuovi orizzonti della didattica in rete”?

Il problema della efficacia dell’istruzione esiste certamente e deve essere affrontato investendo nella scuola pubblica, anche sul versante della formazione, aggiornamento e riqualificazione degli insegnanti, ma soprattutto sui fattori strutturali: edilizia scolastica, organici, risorse di funzionamento, ampliamento dell’offerta formativa, servizi e modelli di qualità …
 

Sono davvero molte e complesse le varabili, esterne anche al Progetto, che vengono considerate essenziali per la riuscita del Progetto … Tra le altre, o funziona Sardegna Digitale (banda larga integrale…) o non funziona Scuola Digitale …
… come dire “se non va, non è colpa del progetto”.

Anzi si sottolinea che il cattivo uso delle LIM costituirebbe “ostacolo poderoso all’adozione corretta della TIC nelle scuole”.(Sic!)
Insomma!…

Tralasciamo l’ideologica approvazione che la delibera regionale 18/12 del maggio 2010 fa del “dibattito sulla riforma della scuola secondaria di 2° grado” …

Tralasciamo anche la considerazione del “grande impatto” sulle scuole di piccole dimensioni” del Progetto Scuola Digitale, nella versione di “servizi di formazione e di educazione a distanza”… E’ questa la misura per fronteggiare lo spopolamento e la chiusura delle scuole dei piccoli centri?

Insomma, al sindacato non si può proprio chiedere di sostenere tout court il “prodotto scuola digitale” nelle scuole e presso gli insegnanti, rebus sic stantibus …
Sottolineiamo anche che l’imponenza del progetto nei suoi numeri, essendo comunque, e giustamente per un verso, legata alla condivisione di scuole e insegnanti, può andare incontro ad una sua consistente riduzione, alterandone il valore e la sua “qualità” complessiva..

Ma di ciò, spero, non si vorranno renderne responsabili né le une, né gli altri …. ovviamente …

Merita sottolineare che nella riunione del 24 maggio 2011 al Liceo “Dettori” di Cagliari, facente parte del Piano Regionale di informazione e condivisione del Progetto scuola digitale in Sardegna, tale progetto non ha avuto una calorosa accoglienza da parte dei tanti operatori scolastici presenti. In quella riunione sono stati sollevati i numerosi problemi citati in premessa., aggiungendo anche il condivisibile rilievo della gratuità di impegno preteso agli operatori scolastici nella realizzazione del Progetto Scuola Digitale.

 

PIANO REGIONALE di INTERVENTO (Fin. Reg.le)

L’Assessore ha inoltre sommariamente presentato, ad anno scolastico ormai concluso, le Linee del Piano Regionale di Intervento, di cui all’art. 10 della L. Reg. n° 1 del 19 gennaio 2011 (Finanziaria Regionale 2011), del quale conoscevamo solo le delibere contenenti “l’Avviso pubblico di selezione finalizzato all’individuazione di n. 7 esperti per la costituzione dello strumento di supporto alle politiche scolastiche presso l’assessorato regionale dell’istruzione”, la sospensione e la revoca di tale selezione (?).

Tale Piano del valore di 15 ML di € rappresenta ciò che resta delle azioni a sostegno delle autonomie Scolastiche, di 33 ML di € all’anno, di alcuni anni fa. Sarebbe già interessante conoscere una seria giustificazione della corposa riduzione di tali finanziamenti della scuola sarda, anche a fronte dei 23 ML di € regionali e di circa 4 ML di € statali per le scuole private, meno di 300 scuole, in Sardegna.

Tale Piano conterrebbe azioni di:

  • a)    incremento del Tempo Pieno nelle Scuole Primarie;
  • b)    sostegno agli alunni disabili;
  • c)    azioni per l’insuccesso scolastico. Progetto 4a classe professionale;
  • d)    percorsi integrativi, specie di alternanza scuola lavoro;
  • e)    azioni integrative – percorsi di istruzione – formazione per assolvimento obbligo scolastico – apprendistato;
  • f)    progettazione ITS, specie settore nautico.

Dunque, dopo aver assistito ai tagli e alla riduzione della “formula Tempo Pieno” in un asfittico tempo allungato, con una concezione di federalismo rovesciato interviene la regione, con i soldi del bilancio regionale, per tamponare occasionalmente i guasti dei tagli ministeriali. Operazione già conosciuta con l’accordo BAIRE-GELMINI sui precari sardi, conosciuti ne sono anche i disastrosi effetti.

Questo vale anche per le misure inerenti il sostegno dei disabili o il Progetto 4a classe professionale. Si tollera che lo Stato si liberi dei suoi obblighi sul sostegno e in ordine al diritto degli studenti di completare il percorso di studio e si procede con progettazione  sostituiva regionale, o di enti locali. Questi ultimi alleviano, ad esempio, la penuria di collaboratori scolastici di piccoli plessi o di insegnanti di una pluriclasse con finanziamenti per piccoli progetti. Tale progettazione è volta a pagare prestazioni di personale per consentire l’apertura e la vigilanza della scuola o alleviare il carico di una pluriclasse. Ci terrorizza l’idea ventilata nazionalmente di un sostegno appaltato a servizi esterni alla scuola, consentendo alle scuole di definire progetti in collaborazione con privati per il sostegno di alunni con disabilità. Ormai, anziché rispondere alle reali esigenze delle scuole, si cerca di privatizzare anche la didattica e l’integrazione.

Deve essere chiaro che la Regione o gli Enti locali, a tacere della giustezza di tale impostazione al di là del fatto che sono fortemente sollecitati in tal senso, se possono reggere una sostituzione episodica e limitata dello Stato nella garanzia del servizio dell’istruzione, non possono invece accollarsi il peso del medesimo in termini diffusi, sistematici e continuativi.

Eppure pare proprio questa la prospettiva di questo federalismo deteriore.

Sui percorsi e azioni integrativi diciamo che siamo nettamente contrari ad ogni ipotesi di assolvimento dell’obbligo scolastico in percorsi di formazione professionale o di apprendistato, pretendendo al contrario azioni positive volte al recupero degli studenti nei percorsi scolastici di istruzione superiore. È davvero singolare che si possa pensare di utilizzare, per l’obbligo di istruzione e la lotta alla dispersione scolastica (per la quale abbiamo già accennato alle vere misure per affrontarla), uno strumento come l’apprendistato, il quale ad oggi non ha funzionato nemmeno per il raggiungimento del compito, più congeniale alla sua natura, di formare competenze tecnico-professionali. In una logica di riduzione dei costi, insieme ad una visone ideologica, si finisce per aprire, dopo la formazione professionale, un altro canale, ancor meno costoso, in cui far assolvere in modo fittizio l’obbligo di istruzione alle fasce sociali più svantaggiate. Invece è auspicabile una reale integrazione e un utilizzo delle risorse del sistema di formazione professionale in un percorso di istruzione scolastica, anche con finalità di arricchimento formativo, orientative, di contrasto alla dispersione e all’insuccesso scolastico …
 

Il Progetto 4a classe professionale, per la verità, oltre essere un inaccoglibile escamotage locale per continuare il corso di istruzione professionale, tagliato dall’USR Sardegna, potrebbe anche essere la “soluzione” prospettata per l’IeFP Sarda (modello Lombardia). Su questo ultimo punto denunciamo il fatto che la Sardegna è l’unica Regione italiana che non ha ancora una Intesa in materia di Istruzione e Formazione Professionale in attuazione delle “Linee Guida per la realizzazione di organici raccordi tra i percorsi degli Istituti Professionali e quelli della Istruzione e Formazione Professionale Regionale” adottate dalla Conferenza Unificata del 16 dicembre 2010.

Pretendiamo che la Regione e l’Ufficio Scolastico Regionale firmino l’Intesa volta a definire le Linee Guida per il raccordo organico tra i percorsi quinquennale della Istruzione Professionale Statale e i Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, in modo da consentire agli Istituti Professionali Statali di continuare, in termini di offerta sussidiaria integrativa, a rilasciare diplomi e titoli di qualifica professionale (triennale).
 

Sui precari l’Assessore Regionale ha affermato in termini generali che ci sarebbero occasioni di loro impiego nel Progetto Scuola Digitale, specie nel segmento della produzione dei materiali e contenuti didattici e nella gestione dei percorsi di recupero. Esprimiamo forti preoccupazioni in merito data anche l’esperienza sul precariato dell’Accordo BAIRE-GELMINI e sottolineiamo che la strada maestra consiste nella battaglia contro i tagli di organico e per le immissioni in ruolo, anche per la via di una decisa VERTENZA STATO-REGIONE. Un devastante effetto delle note politiche sulla scuola per la Sardegna consiste nella disoccupazione di migliaia di precari che da anni garantiscono il funzionamento della scuola sarda e che oggi sono drammaticamente espulsi da ogni occasione di lavoro, senza alcuna prospettiva di assunzione o di lavoro precario.

L’Assessore informa anche che a breve verrà consegnata una bozza di articolato in materia di Istruzione e Formazione in Sardegna. Abbiamo già detto la nostra sul Programma Regionale di Sviluppo per la parte che riguarda l’argomento.
Aspettiamo di leggere l’articolato, che ci auguriamo vivamente non sia fondato sul Programma Regionale di Sviluppo .…
 

L’assessore ci aveva riconvocato per venerdì 20 maggio, ma l’incontro è spostato al 25 maggio con all’o del g. sempre la scuola digitale, ma noi vorremmo parlare di “varie e eventuali”….

 

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Finanziaria Regionale 2011 legge 1 del 23 genn 011.pdf 200.3 KB
DM MIUR n 4 RECEPIM ACC LINEE IEFP 18 genn 011.pdf 109.22 KB
Intesa del 16 dicembre 2010 – Istruzione e formazione professionale.pdf 73.45 KB
Intesa del 16 dicembre 2010 – Allegato A – Linee guida.pdf 49.36 KB